Il bypass aorto-coronarico e l'angioplastica

Il trattamento interventistico della malattia coronarica prevede l'intervento di  angioplastica e bypass coronarico. Le due procedure non sono assolutamente alternative una all'altra in quanto ogni paziente presenta un’anatomia coronarica e condizioni cliniche uniche che impongono un approccio personalizzato.
Il compito dello specialista è quello di decidere il trattamento che garantisca i miglior risultati immediati e a lungo termine.

“Sotto qualunque aspetto noi facciamo di una persona un oggetto − sia mediante lo strumento diagnostico o analitico, sia percependolo impersonalmente in una cartella clinica −, non facciamo che ostacolare le nostre finalità terapeutiche.”

Carl Rogers

Il bypass aorto-coronarico

L' intervento di bypass-coronarico è una procedura chirurgica che permette di ripristinare il flusso di sangue, nelle aree del cuore a valle delle ostruzioni coronariche, mediante l’utilizzo di nuove connessioni create con arterie e vene prelevate dallo stesso paziente. Il chirurgo dopo aver isolato un vaso sanguigno dalla gamba, dal torace o dal braccio del paziente procede al collegamento dello stesso a valle dell’ostruzione coronarica permettendo al sangue di raggiungere il muscolo cardiaco attraverso un percorso alternativo.

Personalmente opto molto spesso per la rivascolarizzazione mediante innesti arteriosi multipli in grado di garantire una ottima pervietà dei bypass confezionati anche dopo decenni. La letteratura scientifica ha ampiamente dimostrato come l’utilizzo dei condotti arteriosi come le arterie mammarie e l’arteria radiale garantisca  migliori risultati immediati e a distanza nella chirurgia coronarica.

In stretta collaborazione con il team di cardiologia decideremo la procedura ottimale, in quanto grandi studi clinici hanno dimostrato che alcuni gruppi di persone con particolari fattori di rischio e gravità della malattia coronarica beneficiano maggiormente dell'intervento chirurgico rispetto all'angioplastica coronarica.

La procedura chirurgica viene condotta in anestesia generale e prevede l'accesso chirurgico mediante sternotomia, in cui viene eseguita un'incisione al centro del torace e si apre lo sterno. Vengono poi posizionate cannule a livello dell'atrio destro e dell'aorta ascendente collegando l'organismo ad una macchina cuore-polmone, che svolge il lavoro del cuore e dei polmoni durante l'intervento. Il cuore viene a questo punto fermato mediante una particolare soluzione permettendo di raggiungere i vasi ostruiti e confezionare i bypass. Al termine della procedura il cuore viene fatto ripartire e deconnesso dalla circolazione extracorporea. In alcuni casi selezionati l'intervento può essere eseguito anche senza l'utilizzo della circolazione extracorporea grazie all’utilizzo di particolari strumenti chirurgici in grado di stabilizzare selettivamente la coronaria su cui viene eseguito l’intervento.

Negli anni ho sviluppato una procedura di cardiochirurgia mini-invasiva coronarica mediante l’utilizzo di sistemi di circolazione extracorporea miniaturizati in grado di ridurre al minimo l’incidenza di trasfusioni di sangue e l’infiammazione sistemica connessa con l’uso della CEC. L’associazione con il prelievo endoscopico della vena safena e dell'arteria radiale garantisce un ottimo risultato estetico (https://www.fabriziocorti.com/blog/la-chirurgia-coronarica-mini-invasiva)

Lo stent coronarico

Chiamato anche intervento coronarico percutaneo, l'angioplastica /stent coronarico ripristina il flusso nelle arterie coronarie severamente bloccate o ostruite, più del 70%.

Attraverso una piccola incisione al polso o all'inguine, lo specialista inserisce un filo guida che viene fatto avanzare fino al cuore. Sotto controllo radiologico si posiziona un catetere a livello delle coronarie e mediante la somministrazione di contrasto si valuta il grado di ostruzione delle coronarie.

Successivamente, posizionato il filo guida a livello della stenosi, si fa avanzare un palloncino sgonfio attraverso il catetere. Gonfiando e sgonfiando il palloncino si preme la placca sulla parete aortica ripristinando il flusso sanguigno. A completamento della procedura viene inserito uno stent che funge da impalcatura per la neo-ricostruita parete aortica. Uno stent è un minuscolo dispositivo a rete metallica che viene collassato e condotto attraverso il catetere fino all'ostruzione coronarica ed espanso per mantenere aperta la coronaria. Spesso lo stent impiantato è rivestito con un farmaco per aiutare a prevenire la formazione di tessuto reattivo. Il corpo infatti tratta lo stent come un corpo estraneo ed il sangue può andare incontro a coagulazione nella zona trattata. L' utilizzo di farmaci antiaggreganti aiuta a prevenire la formazione di coaguli. Al termine della procedura il medico rimuove il palloncino insieme al catetere ed al filo guida e applica una pressione mediante mediante un dispositivo per chiudere l'incisione cutanea. A volte l'angioplastica viene utilizzata come procedura di emergenza durante un attacco di cuore per ripristinare rapidamente il flusso sanguigno.

Seppur ben tollerata e poco invasiva la procedura non è esente da rischi e complicanze. Non è poi, infrequente, la comparsa di una nuova ostruzione nella zona di posizionamento dello stent coronarico.

Guida all'intervento al cuore

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